Arbitrato societario

Arbitrato societario: quali controversie sono arbitrabili? Che significato va attribuito all’art. 34 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, ai sensi del quale sono arbitrabili le controversie che hanno "ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale"?

Il Tribunale di Firenze sta sviluppando sul punto un orientamento molto interessante, di cui è espressione una recente pronunzia (Trib. Firenze, 8 settembre 2006, n. 2906, disponibile qui).

Di questo orientamento avevo già parlato in precedenza, in questo post; più in generale, il tema dell’arbitrabilità delle controversie societarie è stato trattato molte volte su questo blog (ad esempio, qui, qui e qui).

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Circolazione della clausola compromissoria

Quello della circolazione della clausola compromissoria in caso di cessione del credito è un tema sul quale la giurisprudenza è pervenuta a un peculiare risultato che, in pratica, consente al debitore ceduto di difendersi dal processo, prima ancora che nel processo.  Una recente pronunzia del Tribunale di Milano (Trib. Milano, Sez. VII Civ., 5 luglio 2016, n. 8379, disponibile qui) ci dà l’occasione per parlarne.

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Ancora su arbitrato e decadenze

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (con pronunzia n. 13722 del 6 luglio 2016, disponibile qui) hanno risolto la questione di diritto di cui avevo trattato in questo post, concernente il rapporto tra l’arbitrato e la particolare decadenza di cui all’art. 2527, co. 2, cod. civ. (ora art. 2533, co. 3, cod. civ.).

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Arbitrato societario e trasferimento di partecipazioni sociali

La clausola compromissoria statutaria, che devolve alla cognizione degli arbitri le liti insorte tra soci, concerne anche quelle relative ai negozi di cessione delle partecipazioni sociali?  Del tema si è recentemente occupato il Tribunale di Catania (sentenza n. 3127 del 7 giugno 2016, disponibile qui), che ha dato, a questo interrogativo, risposta negativa.

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Impugnazione nel merito

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto il contrasto giurisprudenziale che si era formato in tema di impugnazione nel merito (ossia per violazione delle norme di diritto applicabili al merito della controversia) di un lodo reso sulla base di una clausola stipulata prima della riforma del 2006 (e che sul punto nulla dispone), ma in un procedimento promosso nel vigore della riforma.

Le pronunzie della Suprema Corte che mi appresto a commentare sono la n. 9284 (disponibile qui), n. 9285 (disponibile qui) e n. 9341 (disponibile qui), tutte del 9 maggio 2016.

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Il ritorno del doppio binario

Una recente pronuncia del Tribunale di Napoli (n. 4874 del 19 aprile 2016, disponibile qui) aderisce all’orientamento giurisprudenziale, in realtà ormai superato, secondo il quale sarebbero possibili due distinte tipologie di arbitrario societario: l’arbitrato societario previsto dall’art. 34 d.lgs. 5/2003 (ai sensi del cui co. 2, "La clausola compromissoria deve prevedere il numero e le modalità degli arbitri, conferendo in ogni caso, a pena di nullità, il potere di nomina di tutti gli arbitri a soggetto estraneo alla società (…)"); e l’arbitrato di diritto comune, fondato su una clausola compromissoria ex art. 808 cod. proc. civ., che potrebbe ancora essere inserita in statuto.  È il così detto "doppio binario", di cui già avevo parlato in questo post.

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Eccezione di compromesso

Una recente pronunzia del Tribunale di Genova (n. 1325 del 14 aprile 2016, disponibile qui) consente di svolgere una riflessione sul tema dell’eccezione di compromesso e della sua qualificazione.

La vicenda oggetto del giudizio è, in estrema sintesi, la seguente.

Il socio (e amministratore ) di una società a responsabilità limitata ha promosso azione di responsabilità nei confronti di altro amministratore.  Quest’ultimo ha sollevato exceptio compromissi e chiesto al Tribunale di Genova di pronunziare l’inammissibilità della domanda avversaria, poiché lo statuto sociale prevedeva a suo dire una clausola compromissoria per arbitrato irrituale.

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Natura dell’arbitrato irrituale

La Cassazione, con la sentenza n. 23629 del 2015 (disponibile qui), ribadisce che tanto l’arbitrato rituale quanto quello irrituale hanno "natura privata", e che pertanto la differenza tra l’uno e l’altro non può fondarsi sull’idea che con il primo le parti abbiano affidato agli arbitri una funzione sostitutiva di quella del giudice, ma va ravvisata nel fatto che, nell’arbitrato rituale, le parti vogliono che si pervenga ad un lodo suscettibile di essere reso esecutivo e di produrre gli effetti di cui all’art. 824/bis cod. proc. civ., con l’osservanza delle regole del procedimento arbitrale, mentre nell’arbitrato irrituale esse intendono demandare all’arbitro la soluzione di controversie – insorte o che possano insorgere in relazione a determinati rapporti giuridici – soltanto attraverso lo strumento negoziale, con cui le parti si impegnano a considerare la decisione degli arbitri come l’espressione della propria volontà (cfr. già, in questo senso, Cass., Sez. II Civ., 12 ottobre 2009, n. 21585).

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