Una particolare questione in tema di conclusione del patto arbitrale

Una recente pronunzia della Suprema Corte (Cass., Sez. VI Civ., 28 gennaio 2022, n. 2666, disponibile qui) affronta il tema della conclusione del patto arbitrale, tuttavia giungendo a conclusioni non condivisibili per più ragioni, che sinteticamente si espongono.

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Il 2021 di Arbitrato in Italia

L’anno che si è concluso ha portato interessanti novità, per la comunità arbitrale italiana nel suo complesso, e per i lettori di questa piccola Rivista.

Cominciamo dalle prime. La l. 26 novembre 2021, n. 206, come noto, ha conferito al Governo la delega non solo per riformare il processo avanti il Giudice statuale, ma anche per intervenire sugli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e in particolare, per quel che più interessa ai nostri lettori, sull’arbitrato.

Il rafforzamento delle garanzie di imparzialità e indipendenza degli arbitri appare più che mai opportuno, anche considerando la rilevanza numerica, nel nostro ordinamento, degli arbitrati ad hoc, a tacere della pronunzia della Corte europea dei diritti dell’uomo nella vicenda BEG v. Italia.

Finalmente, poi, si prevede l’attribuzione di poteri cautelari agli arbitri, sia pure con una serie di limitazioni e cautele che paiono forse eccessive.

Altre disposizioni specifiche (esecutività del decreto ex art. 839 cod. proc. civ. ed equiparazione del termine lungo per impugnare un lodo a quello per impugnare una sentenza; e ancora, espressa disciplina della translatio iudicii e previsione dei criteri per la nomina degli arbitri da parte dell’Autorità giudiziaria) paiono poter contribuire positivamente alla disciplina dell’arbitrato.

Dispiace soltanto che si sia persa l’occasione del riordino della disciplina dell’arbitrato societario per colmare le sue lacune e dirimere le questioni rimaste ancora controverse.

Passiamo ora alle novità riguardanti questa Rivista. Se il numero di articoli pubblicato ha subito una leggera flessione rispetto all’anno precedente, sia pure con un aumento del numero di autori, ciò è in parte dovuto alla realizzazione di un ambizioso progetto. Quello che inizialmente era stato configurato come un mero archivio di giurisprudenza in materia di arbitrato si è infatti tramutato in un massimario. Sono presenti più di mille decisioni, rese dalla Corte di Cassazione e dai Giudici di merito, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2021. Ognuna di queste decisioni è accompagnata da una massima, così da facilitare il lettore nell’individuare quelle di suo interesse. Inoltre, a partire dalle decisioni pubblicate nel corso dell’anno 2021, sono specificamente segnalate quelle rese – mutuando una felice espressione degli ordinamenti di common law – “per incuriam“, ossia in contrasto con chiari dettati normativi o consolidati orientamenti giurisprudenziali, salvo che tale contrasto non sia dovuto all’esplicita intenzione di rimeditare tali orientamenti.

Si tratta di uno strumento, la cui realizzazione è resa possibile dall’esistenza dell’Archivio Giurisprudenziale Nazionale e dell’archivio on line della Corte di Cassazione, che si auspica possa dimostrarsi prezioso per la comunità arbitrale italiana nel suo complesso; e pure – perché no – per professionisti stranieri, che abbiano l’opportunità (o la necessità) di confrontarsi con il diritto italiano dell’arbitrato.

Il (nuovo?) progetto di riforma

La riforma del processo civile, come è stato ampiamente riportato dai media generalisti, è oggetto di un disegno di legge delega di iniziativa governativa (AS 1662, disponibile qui). Sull’impianto immaginato dal precedente Governo, il nuovo ha dichiarato la sua intenzione di intervenire, in maniera più o meno radicale.

Nei giorni scorsi, sono circolate le bozze degli emendamenti che il Governo avrebbe intenzione di proporre, accompagnati da una relazione illustrativa (disponibili, rispettivamente, qui e qui).

L’articolato contiene una disposizione espressamente dedicata all’arbitrato (art. 11), sulla quale si possono compiere alcune riflessioni.

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Il 2020 di Arbitrato in Italia

Fiumi d’inchiostro, parole retoriche e attente considerazioni sono state spese per descrivere quanto è stato tragico e particolare l’anno 2020.

Non intendo unirmi a questo coro; desidero però soffermarmi su due aspetti, che meritano a mio avviso l’attenzione dei lettori di questa rivista.

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Clausola compromissoria e contemporanea elezione di foro

Una recente sentenza del Tribunale di Milano (n. 7692 del 26 novembre 2020, disponibile qui) ha affrontato il tema della compresenza, all’interno del medesimo contratto, di una clausola compromissoria e di una clausola di elezione del foro.

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Una modesta proposta

Una condizione per l’accesso alle risorse del c.d. Recovery Fund è rappresentata dalla presentazione di un “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, che deve essere coerente con le raccomandazioni specifiche rivolte a ciascuno Stato membro dalla Commissione europea.

Il Governo italiano ha recentemente reso disponibile un documento preliminare, denominato “Linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza” (disponibile qui).  Un documento snello, che consta di una quarantina di pagine, due delle quali dedicate alla giustizia. 

E proprio con riferimento alla giustizia particolarmente vaghe sono le indicazioni contenute in queste linee guida: si enuncia l’obiettivo di ridurre la durata dei processi, si annunciano riforme della giustizia civile, penale e tributaria, si indica il tema della necessità di interventi di natura strutturale sull’organizzazione dell’amministrazione della giustizia.  Null’altro. 

A seguito della pubblicazione di queste linee guida, l’Unione Nazionale delle Camere Civili, ossia l’associazione forense rappresentativa degli avvocati civilisti italiani, ha diffuso una proposta di piano straordinario per la giustizia civile (disponibile qui).  Una iniziativa meritoria, poiché avvia un dibattito su possibili misure concrete. 

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Arbitrato societario: i principi sono (finalmente) corretti; la loro applicazione è ancora errata

Quello dell’arbitrato societario è ancora un tema di vivo interesse per chi si occupa di arbitrato in Italia.  La Corte di Cassazione ha affermato dei principi non del tutto condivisibili.  Alcuni giudici di merito hanno tentato di seguire un approccio più corretto, ma sinora invano (ho parlato del tema, ad esempio, qui).

Una recente pronunzia del Tribunale di Bologna (n. 1378 del 13 giugno 2019, disponibile qui) ha espressamente applicato principi corretti (o principi che a mio avviso tali sono), per giungere nondimeno a un risultato che mi sembra errato.

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Arbitrato e decreto ingiuntivo

Una recente pronunzia del Tribunale di Roma (n. 24195 del 28 dicembre 2016, disponibile qui) consente di esaminare un tema che suscita un costante e vivo interesse, almeno tra i lettori di questo blog: quello del rapporto tra arbitrato e decreto ingiuntivo.

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Arbitrabilità delle controversie societarie

Una recente pronuncia della Corte di Appello di Catanzaro (n. 1478 del 22 settembre 2016, disponibile qui) è interessante perché delinea chiaramente l’attuale orientamento giurisprudenziale in tema di arbitrabilità delle controversie societarie.

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Arbitrato ed emolumento dell’amministratore

La Corte di Cassazione, in una sua recente pronunzia (Cass., Sez. I Civ., 11 febbraio 2016, n. 2759, disponibile qui) ha affrontato il tema dell’arbitrabilità delle controversie tra una società e un suo amministratore, aventi ad oggetto il diritto di quest’ultimo di percepire l’emolumento connesso alla carica.

Questa, in sintesi, la vicenda.

L’ex amministratore di una società per azioni ha richiesto e ottenuto, nel giugno 2008, un decreto ingiuntivo per gli importi a suo dire dovuti a titolo di compenso per la sua attività.

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