Arbitrato facoltativo?

Una clausola compromissoria prevede che le controversie relative al contratto in cui essa è inserita “potranno” essere decise da un Tribunale arbitrale: si tratta di un arbitrato facoltativo, nel senso che l’attore potrà scegliere se adire il giudice statale o gli arbitri?  O invece la competenza a decidere le liti è senz’altro attribuita esclusivamente agli arbitri?  Oppure, infine, si tratta di una clausola compromissoria nulla o comunque inefficace?

Del tema avevo già avuto modo di parlare qui, commentando una ordinanza resa dal Tribunale di Milano.  Due recenti pronunzie mi inducono però a tornare sull’argomento: si tratta della sentenza della Corte di Appello di Bologna, Sez. I Civ., 12 novembre 2015, n. 1884 (disponibile qui) e della sentenza della Corte di Cassazione, Sez. VI Civ., 28 ottobre 2015, n. 22039 (disponibile qui).

Cominciamo dalla vicenda bolognese.  

Un contratto di appalto concluso nel maggio 2000, che vedeva quale committente un ente pubblico, conteneva una clausola del seguente tenore: “tutte le controversie derivanti dall’esecuzione del contratto possono essere deferite ad arbitri, comprese quelle conseguenti al mancato raggiungimento dell’accordo bonario di cui sopra.  In caso di competenza arbitrale si fa riferimento a quanto disposto dall’art. 32 della L. 109/94 e successive modificazioni e integrazioni.  Foro competente: Bologna“.

Insorta controversia tra le parti, l’appaltatore, nell’ottobre 2004, ha convenuto il committente pubblico dando avvio a un procedimento arbitrale.  Il committente si è costituito negando la sussistenza della potestas indicandi in capo al Tribunale arbitrale.  In ogni caso, si è difeso anche nel merito. 

Dopo lo svolgimento dell’istruttoria, che evidentemente aveva fatto emergere circostanze di fatto favorevoli al committente, quest’ultimo ha dichiarato di rinunciare “all’eccezione di incompetenza arbitrale aderendo pienamente all’arbitrato in essere anche in via di ratifica e conferma delle attività finora svolte dal Collegio Arbitrale“.

A questo punto, le parti si sono invertite ed è stato l’appaltatore a eccepire l’incompetenza del Tribunale arbitrale.

Ciò ha indotto gli arbitri a pronunziarsi con lodo parziale sulla questione, che hanno sciolto affermando la propria competenza a decidere del merito.  Hanno infatti ritenuto che, pur in mancanza di una valida clausola compromissoria nel contratto di appalto, comunque si sarebbe formato un patto commissorio, costituito dalla domanda di arbitrato dell’appaltatore (da intendersi, in tale contesto, quale proposta di compromesso) e dall’adesione/accettazione del committente di cui si è detto poco sopra.

L’appaltatore, risultato soccombente anche nel merito, ha quindi impugnato i lodi (sia quello parziale sia quello definitivo) avanti la Corte di Appello di Bologna.

Quest’ultima, come il Tribunale arbitrale prima di lei, ha ritenuto che il contratto di appalto non contenesse una clausola compromissoria.  Secondo i giudici bolognesi, infatti, la clausola più sopra riportata sarebbe “priv[a] di sua immediata cogenza, poiché non esprimeva la volontà dei contraenti di far risolvere al giudice privato ogni controversia sorta in dipendenza del rapporto contrattuale, ma era dotata di un contenuto meramente programmatico, volto a rendere lecito un futuro accordo tra le parti per deferire ad arbitri la risoluzione di una controversia“.

Esclusa poi anche l’astratta possibilità della formazione di un patto compromissorio nel corso del procedimento arbitrale (“l’asserito accordo non era idoneo a sanare un procedimento viziato da originaria e totale carenza di potere dei tre arbitri“), la Corte di Appello ha annullato i lodi impugnati.

Di segno diametralmente opposto è invece la sentenza della Corte di Cassazione.

Un contratto di prestazione d’opera professionale conteneva una clausola, ai sensi della quale “Eventuali controversie derivanti dall’applicazione del presente disciplinare di incarico, non risolte in via amichevole, potranno essere deferite ad un collegio di tre arbitri, che giudicherà secondo le norme di diritto escluso il ricorso all’equità“.

Sorta controversia tra le parti, il professionista ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Milano la pronunzia di un decreto ingiuntivo, avverso il quale il committente ha proposto opposizione sollevando l’exceptio compromissi.  E in accoglimento di tale eccezione il giudice statale ha dichiarato la nullità del decreto ingiuntivo e ha rimesso la controversia agli arbitri.

Il professionista ha proposto regolamento di competenza avverso tale pronunzia, sostenendo la natura facoltativa dell’arbitrato, nel senso che sarebbe stato nella facoltà di parte attrice decidere se adire il giudice statale o il Tribunale arbitrale: “sottoscrivendo detta clausola le parti contraenti avevano assunto il reciproco, concreto ed attuale obbligo di sottostare alla decisione della parte attrice in ordine alla procedura da seguire per dirimere eventuali controversie“.

Nel procedimento avanti la Corte di Cassazione, il Procuratore generale ha chiesto l’accoglimento del ricorso, osservando che “in caso di dubbio in ordine all’interpretazione e alla portata della clausola compromissoria, si deve preferire un’interpretazione restrittiva, che valga ad affermare la giurisdizione statuale“.  In realtà, l’art. 808/quater mi pare esprima un principio di segno contrario: “Nel dubbio, la convenzione d’arbitrato si interpreta nel senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le controversie che derivano dal contratto o dal rapporto cui la convenzione si riferisce“.  Pur partendo da siffatte premesse, la conclusione cui è pervenuto il Procuratore generale è quella secondo la quale “l’adozione del verbo modale reggente (“potranno”) induce ragionevolmente a ritenere che le parti avessero contemplato la facoltà di ricorrere agli arbitri, in caso d’insorgenza della lite, come mera alternativa all’esercizio dell’azione giudiziaria“.

La Suprema Corte, di diverso avviso, ha respinto il ricorso.  Ha infatti ritenuto che non può essere attributo “alcun peso, nel senso ipotizzato dal P.G., (…) all’espressione “potranno”, contenuta nella clausola“.

Sul punto, la Cassazione ha richiamato un suo precedente (Cass., Sez. I Civ., 8 aprile 2004, n. 6947, disponibile qui) che, in sede di giudizio di delibazione di un lodo estero, ha affermato la sussistenza della potestas iudicandi di un Tribunale arbitrale cinese che rinveniva i suoi poteri in un patto compromissorio, redatto in lingua inglese, in cui era previsto che le parti avrebbero potuto (“may“) deferire ad arbitri le loro eventuali controversie.  

La tesi della facoltatività (allora intesa quale non vincolatività dell’arbitrato e conseguente assenza di potestas iudicandi in capo agli arbitri), secondo la Cassazione, “è inficiata dall’errore di fondo, di concepire l’esercizio dell’azione altrimenti che come una facoltà.  La disponibilità dell’azione comporta di necessità che il suo esercizio – sia l’azione proposta davanti al giudice, o sia essa proposta davanti ad un arbitro (e come che debba qualificarsi quest’ultimo caso) – si configuri come una mera facoltà della parte che vi ha interesse, o come un onere per conseguire la tutela giurisdizionale o arbitrale (dunque, mai come un obbligo, e meno che mai come un dovere); onere al quale corrisponde, dall’altra parte, una posizione di mera soggezione (e dunque, anche in tal caso, non propriamente di obbligo o di dovere). è infatti sufficiente tener fermo questo punto, per concluderne che in nessun caso le parti avrebbero potuto correttamente usare, per il ricorso all’arbitrato, verbi significanti dovere o obbligo, come invece si pretende con il motivo in esame.  E, se questo era l’unico modo lessicalmente corretto per esprimere la volontà delle parti, di riservare ad un collegio arbitrale la soluzione non negoziata della controversia, è altresì vera la proposizione reciproca; l’espressione adoperata non può avere – sul piano giuridico – se non questo significato, perché, altrimenti, non avrebbe alcun significato concorrente al regolamento dei rapporti contrattuali, limitandosi a prevedere una generica facoltà di compromettere in arbitri, che sarebbe stata loro data anche in assenza della clausola“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

COOKIE E PRIVACY POLICY
Le seguenti informazioni sono fornite ai sensi dell’art. 13 Regolamento UE 679/2018 (“GDPR”), agli utenti che usufruiscono dei servizi offerti dal sito web https://www.arbitratoinitalia.it (“Sito”). Durante la consultazione di quest’ultimo possono, infatti, essere raccolte informazioni relative agli utenti che costituiscono dati personali ai sensi del Codice Privacy. L’informativa è resa esclusivamente per il Sito e non riguarda eventuali altri siti raggiungibili dall’utente tramite i link presenti su quest’ultimo.
TITOLARE E RESPONSABILE DEL TRATTAMENTO
Titolare del trattamento è Arbitration in Italy Ltd, società di diritto inglese registrata al n. 12459814, con sede in 61 Bridge Street, Kington, HR5 3DJ, UK (“Società”). Responsabile del trattamento è il legale rappresentante pro tempore della Società.
LUOGO DI TRATTAMENTO DEI DATI
I trattamenti connessi ai servizi offerti dal Sito vengono effettuati presso la sede sopraindicata della Società e sono curati da personale interno, debitamente nominato incaricato del trattamento.
TIPI DI DATI TRATTATI
Dati di navigazione
I sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento del Sito acquisiscono, nel corso del loro normale esercizio, alcuni dati personali la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a soggetti identificati, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificare gli utenti. In questa categoria di dati rientrano gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei computer utilizzati dagli utenti che si connettono al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al sistema operativo e all’ambiente informatico dell’utente. Questi dati vengono utilizzati al solo fine di controllare il corretto funzionamento del Sito ed elaborare statistiche sul suo uso e vengono cancellati immediatamente dopo l’elaborazione. I dati potrebbero essere utilizzati per l’accertamento di responsabilità in caso di reati informatici ai danni del Sito: salva questa eventualità, allo stato i dati sui contatti web sono conservati per un periodo massimo di sette giorni.
Dati forniti volontariamente dall’utente
L’invio facoltativo, esplicito e volontario di posta elettronica agli indirizzi indicati sul Sito e la compilazione dei “form” (maschere) specificamente predisposti, comportano la successiva acquisizione dell’indirizzo e-mail e degli eventuali altri dati personali inseriti nella comunicazione elettronica, nonché dei dati del mittente/utente, necessari per rispondere alle richieste o per erogare il servizio. Specifiche informative sintetiche verranno rese per particolari servizi.
COOKIE
I cookie sono stringhe di testo ("file dati") che alcuni siti web, mentre vengono visitati, possono inviare all'utente al fine di tracciare il suo percorso all'interno del sito e raccogliere dati in forma anonima, per migliorare l'offerta e la fruibilità del sito stesso. La Società non utilizza tecniche informatiche per l’acquisizione diretta di dati personali identificativi dell’utente. Non viene fatto uso di cookie per la trasmissione di informazioni di carattere personale, ovvero di sistemi per il tracciamento degli utenti. La Società utilizza c.d. cookie tecnici al solo fine di renderne possibile la navigazione sul Sito e consentire all’utente di utilizzarne le funzionalità. Alcuni cookie tecnici sono indispensabili per offrire un'ottimale esperienza di navigazione o per consentire all’utente di autenticarsi sul Sito, ad esempio per entrare in un area riservata (c.d. cookie di navigazione). I cookie di navigazione sono cookie di sessione e, pertanto, una volta chiuso il browser, vengono disattivati automaticamente. Per l’installazione di questi cookie non è necessario raccogliere il consenso dell’utente. La Società, inoltre, utilizza c.d. cookie analitici di terze parti che, permettendo di ottenere informazioni su come i visitatori interagiscono con i contenuti del Sito (pagine maggiormente visitate, tempo di navigazione, ecc.), forniscono utili statistiche che consentono di ottimizzarlo e di migliorare la navigazione sullo stesso.
FACOLTATIVITA’ DEL CONFERIMENTO DEI DATI
Salvo quanto specificato per i dati di navigazione, l’utente è libero di fornire i suoi dati personali nei moduli di richiesta o comunque di indicarli al fine di sollecitare l’invio di materiale informativo o di altre comunicazioni. Il mancato conferimento dei dati personali può, tuttavia, comportare l’impossibilità di dare seguito alle richieste dell’utente.
MODALITA’ DEL TRATTAMENTO
I dati personali sono trattati con strumenti automatizzati per il tempo strettamente necessario a conseguire gli scopi per cui sono stati raccolti. Specifiche misure di sicurezza sono state adottate per prevenire la perdita dei dati, gli usi illeciti o non corretti e gli accessi non autorizzati.
FINALITA’ DEL TRATTAMENTO - COMUNICAZIONE E DIFFUSIONE DEI DATI
I dati personali forniti dagli utenti che richiedono materiale informativo ovvero la prestazione di servizi sono utilizzati al solo fine di evadere tali richieste, e potranno essere conosciuti da dipendenti e collaboratori della Società, debitamente nominati incaricati del trattamento, nonché da soggetti terzi che prestano servizi accessori o strumentali all’attività della Società, nominati Responsabili del trattamento. Non verranno effettuate altre comunicazioni di dati a terzi, salvo in caso di richieste dell'Autorità Giudiziaria o di Pubblica Sicurezza. I dati raccolti non verranno in nessun caso diffusi.
DIRITTI DEGLI INTERESSATI
I soggetti cui si riferiscono i dati personali hanno diritto, ai sensi degli articoli 12 e seguenti GDPR, di ottenere, in qualunque momento, la conferma dell’esistenza o meno dei medesimi dati,di conoscerne il contenuto e l’origine, di verificarne l’esattezza o chiederne l’integrazione, l’aggiornamento, la rettificazione, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima, nonché di opporsi, in ogni caso, per motivi legittimi, al loro trattamento. Le richieste vanno rivolte senza formalità all’indirizzo mail privacy@arbitratoinitalia.it.

Chiudi